Silvia Moser, il freeride italiano nel mondo

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Photographer: David Carlier

SCI FREERIDE: LA NOSTRA PORTABANDIERA SI CHIAMA SILVIA MOSER. 

E’ tra le migliori 10 donne al mondo

Nota agli appassionati dello sci, e in particolare del freeride, Silvia è una giovane ragazza di Cortina d’ Ampezzo. 

Si è presentata, nel 2015, al Freeride World Tour, con un cartellino d’ ingresso da vera protagonista:

  • vince una tappa di Coppa del Mondo, in Alaska, la mecca dello sci freeride.

  • e si laurea vice-campionessa del mondo a Verbier, in Svizzera.

Un esordio così, non rientrava certamente nelle sue più rosee previsioni. Silvia Moser dimostra, invece, oltre ad una grande tecnica sciistica data da anni di esperienza sugli sci, sia come atleta che come maestra, una forza mentale e di carattere di alto livello.

Per chi, come me, pratica lo sci freeride, è davvero incredibile che dall’ Italia, e proprio da Cortina, arrivi una campionessa di tale portata in una disciplina così estrema.

Nonostante io sia una sciatrice, non riesco ad immaginarmi l’allenamento e la giornata tipo di un’ atleta che pratica il freeride.

Sci freeride, neve fresca, sci fuoripistaSilvia, dove ti alleni? E come si svolge la parte pratica di un allenamento di freeride? Mentre con gli sci scegli una pista e “metti giù i pali”, con lo sci fuoripista è decisamente diverso…

“Diciamo che non esiste un allenamento specifico. O, almeno, io non se sono ancora a conoscenza (sorride). Da quando arrivano le prime nevicate, bisogna monitorare le condizioni con cui si formano e manifestano, in modo da avere la situazione, quanto più possibile, sotto controllo. Di solito, fino a che non ci sono tante precipitazioni nevose, preferisco non uscire in fuoripista. È meglio aspettare che la neve si formi e si assesti. Poi ci si può divertire.”

Silvia ci ricorda che più lo sport è estremo, maggiori dovrebbero essere le precauzioni da prendere prima di praticarlo.

“Quello che mi piace di più, nei momenti di “attesa” in cui devo rimandare l’appuntamento con la neve fresca, sono il telemark e le pelli. Poi, quando è il momento, ogni pendio può essere fonte di allenamento. Dai canali ai valloni ampi. Gli alberi, si può dire, diventano i nostri paletti. Comunque, dipende sempre dalle condizioni in cui ci si trova. La neve cambia ogni giorno e ad ogni ora. Bisogna, quindi, essere molto flessibili e sapersi adattare ovunque. Questo è, secondo me, il vero allenamento per lo sci freeride.”

Freeride, powder, telemark, pelliCosa si prova a vincere una tappa del Freeride World Tour, quasi all’esordio nel circuito internazionale?

“Il mio primo anno! E’ stato davvero emozionante, ma anche emotivamente stancante. Quel giorno era, infatti, l’ultimo di 11 giorni che avevamo a disposizione per la gara in Alaska. Si trattava del terzo tentativo di gara, dopo i due precedenti, resi impossibili a causa del maltempo. Ma la cosa peggiore, era che non avevamo mai visto dal vivo la parete di gara, fino al giorno stesso. Puoi immaginare il livello emotivo e di stress? Era alto. Molto, molto alto” .

Silvia mi racconta della sua gara.

“In cima, mi ricordo, c’erano queste spine enormi a mammelloni, che non permettevano di vedere più in giù di una ventina di metri. Ma io, non vedevo l’ora di sciare quella montagna, dopo tutti quei giorni di attesa. Ogni tipo di paura era sopraffatto dalla voglia di sciare e di divertirmi. Alla fine, è stato il modo migliore per affrontare la gara. Ho, infatti, vinto la prima gara del Tour in Alaska, la mecca del freeride. E’ stato molto importante per me e anche per il freeride italiano. Non avevamo mai ottenuto una medaglia d’oro in questo tipo di gare”.  

Sentire la Moser raccontarmi della sua vittoria e del modo in cui ha affrontata la gara, mi ha dato i brividi!

Sei stata vice-campionessa del mondo nel 2015, in Svizzera, a Verbier.  Ma quale è stata la gara più importante, quella che ti è rimasta nel cuore?

“Sicuramente la gara in Alaska resterà sempre come la più bella e importante a livello personale. Ma, l’emozione più grande, l’ho provata alla prima gara, a Chamonix, arrivando terza. Quella era la mia prima gara in assoluto e quindi la tensione era alle stelle. Al di fuori di ogni mia aspettativa, sono arrivata sul podio. E, grazie agli amici che mi hanno accompagnata, abbiamo dato inizio ad una festa memorabile!!!”

Freeride, sci fuoripista, Silvia Moser riderQuali sono le doti che deve avere un’atleta che pratica uno sport così estremo come il freeride

“Secondo me, lo sci fuori pista è 60% testa e 40% gambe. Sicuramente, senza un minimo di preparazione fisica, i rischi aumentano. Ma gli sport estremi sono principalmente fatti di preparazione mentale. Devi gestire emozioni, stress, paure, convivere con esse e conoscerle per poterle ascoltare. L’aspetto psicologico, in situazioni di stress (estreme), è decisivo. E, quindi, è di vitale importanza lavorarci di continuo”.

Oltre al kit ARVA, pala e sonda, utilizzi anche l’airbag 

“Si, lo utilizzo sempre quando scio in fuoripista. E alle gare è obbligatorio”.

Ti è mai capitato di avere un incidente da valanga?

“No, non mi è successo. Ma è sicuramente il pericolo più grande in cui può incorrere chiunque scii in fuoripista”.

Dove vivi durante l’anno?

“Di solito facevo gli inverni in Francia, lavorando come maestra di sci. Ma, quest’anno, ho deciso di stare a Cortina anche d’inverno, così da poter sciare ed esplorare un po’ di più le Dolomiti, con cui negli ultimi inverni ho perso un po’ il contatto. Sicuramente, le zone del  Cristallo e della Tofana sono quelle che preferisco. Qui trovo tutto ciò che mi piace di più.”

In questo momento, dove ti stai allenando? Giri con un team?

“Il freeride non è una disciplina istituzionalizzata e, quindi, non ci sono nè allenatori, nè squadre. Il mio team sono gli amici, con cui posso condividere le mie passioni. E sono la mia fortuna più grande. In questo momento, mi sto godendo gli ultimi giorni di sole e caldo in cui ancora si può arrampicare e fare highline. Poi, scierò a Cortina”.

 

Sci freeride, freeride, neve frescaIl prossimo appuntamento è in Francia, a gennaio. Quali sono i tuoi obiettivi?

“Si, a Chamonix, il 28 gennaio 2017 ci sarà la prima tappa del Freeride World Tour.

Quest’anno, è stato segnato da eventi forti, che faccio ancora fatica a gestire. E che hanno colpito molto la nostra comunità (le morti di Matilda Rapaport, Estelle Balet, Kelly Mcgarry ndr).Vorrei riuscire a dare l’esempio giusto alle persone che mi seguono, cercare di mostrare il lato sano dello sci fuori pista e non quello dello show, dei media e delle telecamere, che portano i giovani a sfidare sempre di più i limiti umani e a giocare con la loro vita. È un anno molto particolare, che mi sta insegnando molte cose. E vorrei riuscire a portarle alla gente che mi circonda.”

 

 

Capito sciatori della domenica?

La montagna va rispettata. Gli sport estremi richiedono concentrazione e preparazione fisica e mentale. E, anche ai più esperti, può capitare che la natura si prenda gioco di loro.

Grazie Silvia, sono sicura che continueremo a sentir parlare di te. E a portare i tuoi valori e il freeride italiano nel mondo ancora per molto tempo.

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